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Prodotto interno lordo

Prodotto interno lordo:
6,6% (2006)
(Fonte: www.economy.gov.ru )

Andamento del prodotto interno lordo :
Dal 1991 l'economia della Russia ha subito fortissimi cambiamenti. Risultati positivi ovvi, legati alla transizione ai principi dell'economia di mercato, sono stati accompagnati da significativi svantaggi. In una prima fase di attuazione delle riforme, infatti, in conseguenza del declino della produzione industriale l'economia nazionale ha sofferto di una forte perdita di peso. A ciò si è sommata la riduzione della produzione di armamenti, che costitutiva la spina dorsale dell'economia sovietica, oltre all'influenza sul mercato dei consumatori russi di prodotti importati meno costosi e qualitativamente migliori che hanno rappresentato un elemento di forte competizione per l'industria di trasformazione russa.

A partire dal 2000 il Paese ha visto i più alti tassi di crescita della sua economia degli ultimi 35 anni. Stando alle previsioni del governo, nel 2006 il prodotto interno lordo aumenterà del 6,6%, nel 2007 del 6% e nel 2008 del 5,8%. Questi tassi di crescita relativamente alti - in confronto con gli standard mondiali - sono comunque inferiori ai risultati ottenuti pochi anni fa: nel 2003 e nel 2004 il PIL è cresciuto del 7% annuo. Diversi economisti ritengono che questo processo sia piuttosto naturale, visto che le riforme strutturali di vasta portata in corso nell'economia russa hanno condotto non solo alla rapida crescita in alcuni settori e nell'industria manifatturiera, ma allo stesso tempo anche alla riduzione dei beni di produzione non redditizie in numerose industrie ereditate dall'inefficiente economia sovietica.

Il ritmo di crescita della produzione industriale negli ultimi anni è anch'esso rallentato. Ciò sarebbe dovuto, secondo gli analisti, dalle riforme strutturali in corso. Ad esempio, nel 1999 e nel 2000 l'industria manifatturiera russa è cresciuta di oltre l'11% all'anno, nel 2001 del 4,9% e nel 2002 del 3,1%. Nel 2003, tuttavia, lo sviluppo ha ripreso a salire attestandosi al 7,3%, seguito dal 6,1% nel 2004. Nel 2005 la crescita industriale è scesa nuovamente al 4%, ma nella prima metà del 2006 ha segnato un +4,4%.

La situazione favorevole nel mercato mondiale dell'energia ha permesso alla Russia non solo di assicurare una forte crescita delle entrate del budget statale, ma anche di creare un surplus. Nel 2004 le entrate hanno superato le spese di 3,4 trilioni di rubli e nel 2005 il surplus è stato di 5 trilioni di rubli. I dati del 2006 dovrebbero aggirarsi sui 6,2 trilioni di rubli. Parallelamente all'aumento delle entrate, anche le spese del budget sono salite, seppure non altrettanto velocemente: 2,7 trilioni di rubli nel 2004, 3,5 trilioni nel 2005, 4,3 trilioni nel 2006. Il surplus ha dato modo al Ministero delle finanze di creare un Fondo di Stabilizzazione. Si tratta del fondo che la Russia utilizza per rimborsare i suoi debiti esteri. Per esempio, a gennaio del 2005 il debito con il Fondo Monetario Internazionale è stato completamente pagato e, ad agosto del 2006, è stato saldato quasi interamente il debito russo con il Club di Parigi con una somma pari a 23,8 miliardi di dollari. Il budget elaborato per il 2007 prevede entrate per 6,97 trilioni di rubli e spese per 5,46 trilioni, pari quindi ad un surplus di 1,5 trilioni (4,8% del prodotto interno lordo). Questi dati si basano sulla previsione che il prezzo di greggio Urals sarà mediamente di 61 dollari a barile. Il governo ritiene che nel 2007 l'inflazione si attesterà tra il 6,5% e l'8%, mentre il tasso di cambio medio del rublo sarà di 26,5 per un dollaro. Il Fondo di Stabilizzazione dovrebbe crescere fino a 2,5 trilioni di rubli entro la fine del 2006. Nel 2006, per la prima volta, dei fondi speciali sono stati assegnati all'implementazione (con la partecipazione di capitale privato) di progetti di importanza primaria. Nel 2007 l'ammontare del fondo d'investimento dovrebbe essere pari a 110,6 miliardi di rubli.
(Fonte: www.economy.gov.ru )

Per approfondimenti :

 

Inflazione

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Inflazione:
I finanziamenti estremamente parsimoniosi del Fondo di Stabilizzazione non sono dovuti solo dal desiderio di migliorare l'immagine della Russia agli occhi degli partner stranieri, ma anche per impedire un aumento della massa monetaria non sostenuto da una relativa crescita della produzione. Tuttavia, il livello di inflazione non ancora soddisfatto le attese. Il governo aveva previsto di mantenere l'inflazione del 2005 al 10%, ma ha raggiunto poi il 10,9% alla fine dell'anno. Questo dato è ancora troppo elevato anche se è inferiore a quanto registrato negli anni precedenti: 2000 - 20%; 2001 - 18,6%; 2002 - 15,1%; 2003 - 12%; 2004 - 11,7%. La discrepanza tra i dati reali e quelli previsti dal governo è dovuta, tra l'altro, dalle riforme economiche in corso in Russia, ad esempio nel settore dei servizi che ha visto aumenti delle tariffe del 20-30%. In ogni caso il governo ha fiducia nel fatto che nei prossimi anni i tassi di crescita dell'inflazione diminuiranno e che nel 2006 il dato sarà del 9%, nel 2007 tra il 7,5% e l'8% e nel 2008 tra il 4,5% ed il 6%. Secondo Alexei Kudrin, Ministro delle finanze russo, la diminuzione dell'inflazione sarà tra le priorità del governo nei prossimi tre anni.
(Fonte: www.economy.gov.ru )

 

Popolazione attiva

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Popolazione attiva:

 

Interscambio commerciale

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Interscambio commerciale:
La Federazione Russa è un Paese che si sta gradualmente aprendo al commercio internazionale ed agli investimenti esteri. Se da un lato la Russia, principale Paese esportatore mondiale di gas e secondo di greggio, è destinata a svolgere un ruolo sempre più importante di fornitore di energia a livello mondiale, esistono ostacoli di diversa natura (tariffaria, amministrativa e legislativa) che non sempre rendono agevole l'accesso di beni e servizi al mercato russo e disincentivano gli investitori stranieri. Il quadro delineato è in graduale costante miglioramento grazie all'impegno dell'Amministrazione, che si è prefissa l'obiettivo della piena integrazione della Russia nell'economia mondiale. Secondo i dati del WTO le importazioni e le esportazioni della Russia corrispondono, rispettivamente, all'1,5% ed allo 0,7% dell'interscambio mondiale, mentre la partecipazione russa al commercio di servizi è pressoché simbolica. Comunque, dopo anni di riforme economiche le esportazioni sono diventate il settore maggiore dell'economia, incidendo infatti per un quarto del prodotto interno lordo (nell'ex-Unione Sovietica questo dato non superava il 10%). Le esportazioni russe, però, hanno un'evidente sviluppo asimmetrico che vede lascia indietro le industrie ad alta tecnologia. Nel 2005 le esportazioni di macchinari ed attrezzature corrispondeva ad un modesto 5,6% del totale. Le importazioni sono invece dominate dai beni di consumo (alimentari di base e materie prime per la loro produzione; elettrodomestici) che incidono per quasi il 50%. Alla luce della globalizzazione dell'economia, dello sviluppo delle relazioni commerciali ed economiche interstatali e della divisione internazionale del lavoro, la Russia ripone crescente interesse verso i partner stranieri. I negoziati sull'ingresso della Russia nel WTO, World Trade Organization, entrati ormai nella loro fase conclusiva, sono, assieme alle trattative in corso per diventare membro dell'OECD, indicative di tale interesse e del riconoscimento della Russia come economia di mercato e non più come un'economia in transizione.

A testimonianza della crescente posizione di Mosca sui mercati internazionali. È da rilevare il continuo aumento dell'interscambio russo con i Paesi non-CSI che ha fatto registrare nel 2005 (ultimi dati disponibili) un totale di 288,33 miliardi di dollari, di cui 208,75 rappresentano l'export russo e 79,75 l'import.

Nel volume totale delle esportazioni russe nel 2005, le quote percentuali sono le seguenti: Olanda 10,2%, Germania 8,2%, Italia 7,9%, Cina 5,4%, Turchia 4,5%, Svizzera 4,3%, Polonia 3,6%, Regno Unito 3,4%, Finlandia 3,2%, USA 2,6%.

Per le importazioni russe nel 2005 la divisione in quote è così rappresentata: Germania 13,5%, Cina 7,4%, Giappone 5,9%, Italia e USA 4,6%, Francia 3,7%, Finlandia 3,1%, Regno Unito e Polonia 2,8%, Olanda 2%.

Occorre far rilevare che i dati statistici russi non riflettono le reali dimensioni dell'interscambio con molti Paesi, tra cui l'Italia, in quanto indicano per le esportazioni il Paese di prima destinazione e per le importazioni l'eventuale Paese di transito. Per tale motivo, vi è una forte sovrastima dell'interscambio russo verso i Paesi confinanti oppure di smistamento (come ad esempio i Paesi Bassi, che precedono l'Italia nella classifica dei principali partner commerciali della Russia).

Per approfondimenti:

(Fonte: www.economy.gov.ru )

Andamento dell'interscambio commerciale con l'Italia:
Secondo i dati ISTAT (pubblicati il 28 settembre 2006), nel periodo gennaio-agosto 2006 l'interscambio italo-russo ha registrato importanti variazioni rispetto allo stesso periodo del 2005. Dalla comparazione dei due periodo in esame emerge una crescita delle esportazioni italiane del 18,5%, che hanno raggiunto in valore i 4,53 miliardi di euro, ed a questo ha corrisposto un incremento delle importazioni dalla Russia di circa il 19,4% per un valore di 9,35 miliardi di euro.

Questo andamento ha contribuito ad incrementare il saldo negativo dell'interscambio, arricato nel periodo a 4,83 miliardi di euro. Il saldo della bilancia commerciale italiana con la Russia è peraltro tradizionalmente sfavorevole data la relativa rigidità delle nostre importazioni, costituite per oltre il 73% da gas e petrolio e che hanno evidentemente risentito del noto andamento dei valori di mercato.

Va tuttavia sottolineato che, secondo i dati Istat, la Russia è il Paese dove le esportazioni italiane stanno registrando i più significativi incrementi. Nel periodo gennaio-agosto 2006, l'Italia ha fatto registrare un interscambio con la Federazione Russa per un valore di 13,9 miliardi di euro. La Russia è dunque destinata a diventare un partner commerciale sempre più importante, anche se al momento attuale essa incide solo per il 5,16% nelle nostre esportazioni verso i Paesi extra-UE e per il 9,08% sulle nostre importazioni extra-UE.

Per quanto riguarda la composizione merceologica dell'interscambio italo-russo, nel periodo di rilevamento conclusosi ad agosto 2006, le voci principali delle esportazioni italiane in Russia risultano essere le seguenti (dati ISTAT): macchine e apparecchi meccanici 27,6%, prodotti tessili e abbigliamento 17,9%, cuoio e prodotti in cuoio 9,9%, mobili 8,8%, metalli e prodotti in metallo 7,7%, macchine elettriche e ottiche di precisione 7,2%, prodotti chimici 5,1%. In molti settori si sono registrati forti incrementi dell'export. Ad esempio la pelletteria il primo semestre 2006 ha fatto registrare un +56% rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente . Nelle importazioni italiane dalla Russia prevalgono di gran lunga i prodotti energetici e minerali (74,3%) ed i metalli e derivati (12,2%). In base ai dati del Registro Statale Russo, vi sono 523 società miste attive sul territorio russo. Le imprese italiane operante stabilmente in Russia sono diverse centinaia, mentre le Banche italiane presenti sono sette, con altrettanti Uffici di Rappresentanza. Banca Intesa ha costituito in Russia la prima Banca a capitale italiano ed ha successivamente acquisito la Banca KMB , mentre Unicredito è entrata con una sua Società, la Locat, nel mercato locale del "leasing" e controllo l'ottava banca russa, la Internationl Moscow Bank , grazie all'acquisizione della tedesca HVB.

Elenco alfabetico delle principali imprese e banche italiane operanti stabilmente nel Paese:
Imprese: Arneg, Candy, Codest, Coeclerici, Concorde, Danieli, ENEL, ENI, Ferrero, Gruppo Fiat, Finmeccanica, Marazzi, Marconi, Martini Rossi, Merloni Elettrodomestici, Merloni Termosanitari, Merloni Progetti, Parmalat, Pavan, Perfetti, Pirelli, Sacmi Imola, Techint, Technimont, Welko.

Banche, di cui:

Presenti sul territorio tramite sussidiarie: Gruppo Banca Intesa (ZAO Banca Intesa e KMB Bank) e Gruppo Unicredito (International Moscow Bank - IMB);

Presenti tramite Uffici di rappresentanza: Banca Intesa, Unicredito, BNL, Istituto San Paolo-IMI, Monte dei Paschi di Siena, Banca di Roma, Mediobanca.

(Fonte: Rapporto congiunto ICE-MAE, 1° semestre 2006)

 

Investimenti

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Investimenti:
Secondo i dati del Servizio statistico federale russo (Rosstat), gli investimenti esteri realizzati in Russia da gennaio a giugno 2006 ammontano a 23,4 miliardi di dollari, pari al +41,9% rispetto allo stesso periodo del 2005. Gli investimenti diretti esteri (IDE) sono stati di 6,4 miliardi di dollari (+43,6%). Il portafoglio investimenti complessivo ha raggiunto 499 milioni di dollari, pari ad un aumento di 2,9 volte. Gli investimenti esteri totali accumulati nell'economia russa hanno raggiunto 128 miliardi di dollari alla fine di giugno 2006, con un incremento del 40.9% rispetto al 2005. La quota più alta del capitale straniero accumulato (50%) appartiene ad investimenti realizzati su basi riscattabili (prestiti, ecc.). Gli investimenti diretti esteri contano per circa il 48%, mentre gli investimenti di portafoglio per l'1,8%.

Negli ultimi anni c'è stato uno spostamento negli investimenti esteri di capitale verso diverse industrie. Gli investitori stranieri hanno preferito investire nell'industria manifatturiera (32%). Il settore del commercio e del catering e l'industria estrattiva hanno quote pressoché simili nella struttura degli investimenti (rispettivamente 21,1% e 21,9%).

E' rilevante che l'industria dei carburanti sia solo terza nella classifica dell'efficienza delle industrie russe compilata dall'agenzia AK&M. La prima e la seconda posizione sono occupate dalla metallurgia ferrosa e da quella non ferrosa. Gli investimenti nell'ingegneria meccanica sono cresciuti con un ritmo inferiore nonostante le grandi aziende internazionali del settore presenti sul mercato russo.

Ha seguito un ritmo più veloce, invece, lo sviluppo dei finanziamenti ai settori dei trasporti e delle comunicazioni (17% degli investimenti del 2006). Tale sviluppo è stato facilitato dalla rapida crescita di nuovi tipi di comunicazione, come la telefonia mobile e internet. Le aziende di telecomunicazioni hanno mobilitato capitale straniero attraverso il piazzamento delle loro azioni sui mercati finanziari internazionali.

L'industria alimentare è un alta interessante destinazione degli investimenti. In termini di investimenti di capitale complessivi, l'industria si colloca ben alle spalle del settore dei carburanti e della metallurgia, ma tuttavia la stabilità del mercato russo degli alimentari è diventato il principale fattore di attrattività per gli investitori.

Gli investimenti nel settore finanziario russo sono aumentati recentemente con un margine significativo. Le banche russe che stanno sviluppando attività di crediti al consumo prendono in prestito grandi somme dal mercato internazionale. Inoltre, gli investimenti esteri sono realizzati con operazioni ipotecarie, le quali rappresentano una novità per il settore finanziario russo. Lo sviluppo del settore dei servizi e la sua attrattività possono essere spiegate dalla generale tendenza alla crescita dell'economia russa: aumento dei redditi delle famiglie e, di conseguenza, maggiore domanda di beni di consumo e di servizi. Questo settore offre delle potenzialità per le piccole e medie imprese. Gli investimenti diretti sono convogliati attraverso il commercio al dettaglio ed all'ingrosso, i centri per le riparazioni, le operazioni immobiliari, le locazioni ed altri servizi, oltre alla produzione di beni alimentari.

Ma la parte da leone negli investimenti diretti esteri la fa ancora il settore del petrolio e del gas. Naturalmente le enormi risorse naturali della Russia continuano ad essere i principali fattori di attrazione degli investitori stranieri.

Per approfondimenti:

(Fonte: www.economy.gov.ru )

 

Zone Economiche Speciali

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Al fine di sviluppare le attività produttive, soprattutto quelle industriali e della tecnologie, gli organi legislativi della Federazione Russa hanno promulgato, il 22 luglio 2005, una Legge che regola l'istituzione di Zone Economiche Speciali (cd. Z.E.S.).

La Legge prevede il conferimento dello status di Z.E.S. a quelle Regioni/Repubbliche. Oblast e Municipalità del territorio doganale della Federazione russa in cui sono in vigore particolari regolamentazioni di favore per l'avvio di attività sia imprenditoriali-industriali che di ricerca e sperimentazione.

Le Z.E.S. sono di due tipi:

  1. industriali/produttive: con una superficie minima di 20 kmq;
  2. tecnologico-scientifiche: con una superficie minima di 2 kmq, divise al massimo in due lotti distinti.

La Legge ha previsto inoltre l'istituzione di un'Agenzia Federale per la Gestione delle Zone Economiche Speciali. Le ZES avranno una durata di 20 anni, al termine dei quali i residenti avranno la possibilità di riscattare sia gli immobili che i terreni in essa insediati.

Per approfondimenti:

(Fonte: www.mincomes.it )